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SEN: Il Futuro Degli Incentivi Per Le Energie Rinnovabili

SEN: il futuro degli incentivi per le energie rinnovabili

Il governo ha varato la nuova Strategia energetica nazionale: com’è la situazione degli incentivi per le energie rinnovabili?

 

 

Il Consiglio dei ministri ha adottato la SEN, ovvero la nuova Strategia energetica nazionale, la quale ha fissato gli obiettivi futuri italiani sul piano economico, ambientale ed industriale. Il risultato più importante di questo progetto sarà quello di decarbonizzare la produzione italiana di energia elettrica: tutte le centrali di questo genere, infatti, dovranno essere chiuse entro e non oltre il 2025. Altra decisione importante è poi quella di portare le rinnovabili a quota 55% dei consumi elettrici entro il 2030.

Per fare tutto questo, la Strategia energetica nazionale prevede un investimento di 175 miliardi di euro da destinare in piccola parte in incentivi per le energie rinnovabili.

Un sistema più sostenibile, più efficiente e più competitivo

Come ha voluto sottolineare il premier Gentiloni, lo scopo della Strategia energetica nazionale è quello di rendere più sostenibile il nostro sistema, così da poter inseguire gli impegni presi già nel 2015 durante gli Accordi di Parigi sul clima. Ma la SEN non è solamente una nuova politica ambientale, anzi.

Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha infatti voluto evidenziare il fatto che «per la prima volta la parte ambientale entra in un documento che per storia era solo economico» e «per la prima volta l’ambiente è diventato un driver dello sviluppo».

E per dare nerbo alla Strategia energetica nazionale, nella Legge di Bilancio 2018 sono previsti degli incentivi per le energie rinnovabili, anche se è impossibile comparare i sostegni previsti per i prossimi anni con quello che avevamo conosciuto qualche anno fa.

Il quadro europeo e le tre direttive principali della SEN

Tre, principalmente, sono le direttive portanti della Strategia energetica nazionale approvata dal governo Gentiloni.

Il primo e più importante asse da seguire è quello di ridurre il gap esistente tra il prezzo italiano dell’energia e quello dell’Unione Europea. Del resto lo stesso percorso intrapreso a livello europeo avvantaggia questa missione italiana, in quanto la progressiva dismissione dell’energia generata da centrali termoelettriche e nucleari non può che rendere più agevole questo passaggio.

Il secondo asse da è quello di migliorare la flessibilità del sistema energetico italiano, con importanti investimenti nell’infrastruttura, mentre la terza direttiva, più squisitamente ambientale, è quella che prevede di superare gli obiettivi posti a livello europeo per il 2030, così da rispettare in pieno gli impegni assunti con gli Accordi di Parigi.

 

La crescita richiesta delle rinnovabili

Il contesto di partenza di questa manovra relativa alle energie rinnovabili è quello che conosciamo: a partire dalla riforma degli incentivi per le energie rinnovabili del 2012 e la cessazione dei Conti energia per il fotovoltaico, si è conosciuto un primo rallentamento degli investimenti, i quali hanno ripreso forza negli anni successivi (nel 2016 in Italia la potenza installata è cresciuta di 800 MW, soprattutto in campo fotovoltaico ed eolico).

É però certo che, per raggiungere gli obiettivi fissati dalla nuova Strategia energetica nazionale, saranno necessari degli incentivi per le energie rinnovabili.

La maggior parte dell’aumento richiesto sarà infatti a carico dell’eolico e del fotovoltaico: il contributo delle turbine a vento dovrà più che raddoppiare, dai 17.5 TWh del 2016 ai quasi 40 del 2030, mentre quello dei pannelli fotovoltaici dovrà più che triplicare, passando dai 22,5 TWh dell’anno scorso ai circa 70 previsti per il 2030 (equivalente a circa 40 GW di installabile).

Come viene sottolineato nel Documento di Consultazione della SEN, il sostegno alla crescita delle rinnovabili sarà messo in campo «con meccanismi che non incidano in modo sostanziale sull’andamento della spesa», in virtù del previsto calo delle dei costi delle tecnologie necessarie.

La situazione per quanto riguarda gli incentivi per le energie rinnovabili

Come già si sapeva, dunque, la prossima crescita delle energie green non sarà accompagnata, come la prima, da elevati incentivi per le energie rinnovabili. Il sostegno economico messo in campo dallo Stato per raggiungere gli obiettivi fissati dal governo sarà anzi molto limitato: la Strategia energetica nazionale, infatti, prevede di tagliare del tutto gli incentivi per le energie rinnovabili entro pochi anni.

Se tutto andrà come previsto, però, questo non sarà assolutamente un problema, né per le aziende né per i privati, in quanto all’eliminazione degli incentivi risponderà una concreta riduzione dei costi dei prezzi del fotovoltaico, dell’eolico e dei sistemi di accumulo.

 

 

Le nuova aste del triennio 2018-2020

Non si può parlare della nuova situazione degli incentivi per le rinnovabili senza dare un’occhiata a quella delle aste, così come intese dalla SEN. Da qui fino al 2020 è infatti prevista l’introduzione di meccanismi di gara competitiva, allo scopo di adottare un approccio neutrale tra gruppi di tecnologie diverse con strutture e livelli di costi simili.

Parallelamente, il governo ha deciso di incentivare l’introduzione di misure per favorire la compravendita dell’energia verde attraverso appositi contratti di lungo termine, ovvero i cosiddetti Power Purchase Agreement. A questo proposito, nel testo della Strategia si legge che «si valuterà se prevedere, in una prima fase, un ruolo di garanzia pubblica per i PPA stipulati fra consumatori e produttori nell’ambito di negoziazioni gestite centralmente».

Altra nota importante è il fatto che, per quanto riguarda le aste tra il 2018 e il 2020, saranno esclusi dai giochi gli impianti di biomasse di taglia grande e media, a causa delle emissioni inquinanti e dei costi non comprimibili tipici di questi impianti.

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